Visione generale del romanzo storico

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300guerrieriLa filosofia, cioè l’atto dell’accingersi a scrivere un romanzo storico, dovrebbe rappresentare la visione, e la vocazione, di ogni autore.

Fin dall’alba dei tempi, si sa, la storia è sempre stata tramandata secondo il punto di vista del popolo prevaricatore o degli individui vincitori, prima oralmente e, in segui-to, scritta. Di sicuro, i soprusi e le manchevolezze nei resoconti ufficiali abbondano più delle verità. Sta allo studioso andare alla ricerca della migliore fonte, tralasciando ciò che è inverosimile o illogico.

Insomma, ci hanno propinato, sempre e solo, ciò che interessava loro farci sapere, le loro verità assai di parte. La Storia vera, bensì, è quella che si legge fra le righe dei libri studiati a scuola. Non sempre, infatti, quella che abbiamo appreso negli anni scolastici rispecchia la verità storica. Bisogna andare a fondo per capire dove stanno le lacune e colmarle…

Questo è l’arduo compito dello storico o, nell’accezione meramente letteraria, che viene demandato al romanziere che ama scrivere di storia e, nello specifico, a chi si diletta nell’andare alla ricerca di altre verità per poi presentarle in maniera diversa dalle metodologie classiche.
Nel caso del romanzo, strettamente storico e veristico quindi, non si tratta di una mera cronologia di date e avvenimenti, come avviene per la storia studiata a scuola, inculcati coattivamente e mandati a memoria, salvo poi dimenticarle, sopravvenendo nell’alunno una sorta di odio per una materia che appare pesante e inutile.

La bravura del romanziere sta proprio nell’addolcire quella mastodontica torta, facendola a fette e somministrandola a piccole dosi, varie forme e modi al fine di renderla appetibile ai più, ai molti che l’hanno odiata. Qualcuno potrebbe anche obiettare che, a volte, non vengono rispettate del tutto le vicende storiche, usandole solo come pretesto per far svolgere ai protagonisti episodi e fatti totalmente di fantasia.

Ma una storia ambientata nel passato che ha la pretesa di voler rievocare un avvenimento storico, seppur minuscolo, deve per forza di cose agganciarsi a vere vicende e personaggi famosi veramente esistiti cercando di farli rivivere, stimolando la fantasia del lettore e cercando di suscitare in lui delle vere e proprie emozioni. L’atto stesso dello sforzo d’immaginare le scene, i gesti e le azioni dei personaggi calati in ambienti diversi dai nostri, completati da antichi usi e costumi, permette tutto ciò.

Il vantaggio, quindi, del romanziere consiste nel saper trovare tra le pieghe della Storia delle storie degne di essere raccontate. Magari con un linguaggio diverso, e moderno, per fare in modo che il racconto di fatti effettivamente successi e altri di fantasia (ma che servano a spiegare meglio il perché e il percome la Storia sia andata in un certo modo, anziché in altro)  si integrino magistralmente, per fare in modo che il lettore si innamori delle proprie radici e del come il percorso evolutivo abbia plasmato la civiltà moderna, così come la vediamo ai giorni nostri.

Come voci che gridano dal passato, i romanzi storici ci fanno rivivere le vicende dei nostri avi. Qualche autore azzarda perfino l’ipotesi secondo la quale scrive per una sorta di rivisitazione, come se quelle vicende le abbia vissute in prima persona, ma in una vita precedente.

Sarà vero? Esiste la reincarnazione?

Fin qui la visione generale che ci offre il romanzo storico, ma il viaggio è appena all’inizio. Nelle prossime uscite, cercheremo invece di scendere un po’ più nei particolari, parlando in primis delle motivazioni che spingono un autore a mettersi alla prova scrivendo di vicende passate e, in seguito, gli eventuali lettori a confrontarsi con questo tipo di lettura.

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