Recensione de “Il longobardo”, romanzo storico

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Il longobardo, Terra di conquista, il romanzo storico del mio amico Claudio Arnaudo

Il romanzo è edito da EEE (Edizioni Esordienti E-book) il 25 novembre 2014.

I due scrittori

I due scrittori

   Usano lo pseudonimo Andrea Ravel, ma sono in due a scrivere. Si tratta di Claudio Arnaudo e di suo figlio. Terra di conquista è il loro primo romanzo, di genere storico, edito solo in versione digitale e disponibile qui per l’acquisto.

Gli autori, appassionati di storia come me, sono andati alla ricerca della storia dei longobardi. Questi erano una popolazione barbara proveniente dall’attuale Germania. Una delle ultime a insediarsi nei territori dell’Impero romano d’Occidente, dopo la sua caduta e prima dell’avvento dei Franchi sotto il comando di Carlo Magno. I longobardi dominarono il nord Italia per circa due secoli (dal VI, anno 568 circa, fino al 773) cacciando i vecchi dirigenti e i proprietari romani dai loro antichi possedimenti.

Fin qui la storia. Il romanzo che trattiamo invece è ambientato proprio alla fine di questa dominazione, nell’anno 773, ed è la storia di Claudio Ravello, che deve difendere la propria famiglia da un patto stretto fra due uomini senza scrupoli. Reginaldo, uno di questi, è più determinato. Il suo scopo è quello di accaparrarsi, oltre che la bella Sueta, sorella di Claudio, anche i vasti possedimenti e i loro beni. I Ravello sono un’antica famiglia romanica, assai facoltosa, tanto da vantare fra i propri membri anche alcuni senatori. Attraverso le sue vicende conosciamo gli eventi di quel periodo, seppur possano sembrare marginali non essendo descritti a fondo e con risvolti del tutto particolareggiati.

Lo stile della narrazione è asciutto, usando periodi brevi e chiari fin dal prologo, dove conosciamo il protagonista, Albio Claudio Ravello. Saranno i suoi ricordi, vecchi di quarantotto anni prima, a condurci all’interno della vera narrazione. Lui, stanco e canuto, è felice della vita che ha vissuto, ma ha un solo rammarico: dover morire lontano dalla sua amata Italia. Si accinge alla sua ultima incombenza. Deve trascrivere la propria vita come hanno fatto i suoi avi da diverse generazioni, per tramandare le gesta della famiglia ai posteri.

Suo padre in punto di morte, oltre al testamento morale, strappa ai propri figli la promessa di difendere l’onore della famiglia e mostra loro le pergamene, scritte a perenne ricordo delle proprie gesta da ogni membro illustre, che anche Claudio dovrà redigere.

[…] Puntai il soldato più vicino. Feci in tempo a notare che gli mancava un orecchio e che doveva essere di origine romanica per via degli occhi e dei capelli corvini. Sollevò la lancia nel tentativo di trafiggermi, ma la sua arma era troppo lunga e il colpo risultò debole. Lo parai con facilità, spingendo con la spada l’asta della lancia verso l’alto e vibrai un fendente diagonale dall’alto verso il basso, come mi aveva insegnato Mistico. L’uomo spalancò la bocca e cadde addosso al compagno alla sua sinistra, che tentò di disimpegnarsi facendo arretrare il cavallo. Hannibal compì un mezzo giro su se stesso e me lo mise a portata di spada. Mi piegai sulla sella e gli conficcai Aello in gola. […] Citazione dal primo capitolo del romanzo.

Il romanzo è ambientato fra le paludi della padania (a quel tempo il Po era chiamato Padus) Ravellum, roccaforte della famiglia Ravello, e nella Torino di quel periodo, cioè solo un piccolo borgo di poche migliaia di abitanti. Il ritmo, forse perché ognuno dei due autori imprime il proprio, non è sempre costante e incalzante, ma riesce a mantenere sempre il lettore sotto tensione perché abbia la giusta voglia di proseguire nella lettura.

Lettura che risulta molto appassionante allorquando vengono mostrate le scene d’amore fra Claudio e Laura. Sembra di vederli, i due amanti, e la narrazione di quel frangente fa pensare alla completezza dell’opera. Pur fra complotti, guerre e intrighi, l’amore riesce a ritagliarsi sempre il proprio spazio…

[…] Gettò indietro la testa per il sollievo. Era bellissima. “Che paura mi hai fatto. Credevo di averti perduto!” L’attirai sopra di me finché il suo viso fu ad un palmo dal mio e i suoi capelli non mi sfiorarono la fronte e la baciai.

Si tirò su e rovesciò un altro po’ di unguento sul palmo della mano. “E adesso rilassati!” Mi accarezzò lo stomaco scendendo fino all’ombelico.

“Non so quanto riuscirò a trattenermi ancora.”

“Perché vuoi trattenerti?”

“Stiamo andando oltre quanto è accettabile in questo luogo e in questo momento” ansimai. Come tutta risposta risalì poco alla volta il mio corpo con le labbra, disegnando una piccola scia umida, finché trovò la mia bocca. Quando le nostre lingue s’incontrarono emise un piccolo lamento di soddisfazione e un fremito le percorse il corpo. Le accarezzai il viso e le baciai la pelle delicata della gola.

“Prima che tu mi chieda chi mi ha insegnato queste cose, ti dirò che le ho lette in un libro” sussurrò con voce roca.

“Te l’ha dato la badessa?”

Sulle sue labbra comparve l’ombra di un sorriso. “L’ho imparato a memoria…” disse, armeggiando senza più ritegno con la cordicella delle mie brache.

“Il tuo libro spiega cosa fare arrivati a questo punto?” Si alzò senza più sorridere. Con uno sguardo d’innocente malizia lasciò scivolare adagio la veste dalle spalle. Quando le cadde ai piedi ebbi la sensazione di aver dimenticato come si respirava… […] Citazione dal XXII capitolo.

Io l’ho finito di leggere in quindici giorni, nei ritagli di tempo, e lo consiglio a tutti perché dalla Storia abbiamo sempre da imparare qualcosa di nuovo, e di bello, non fosse altro che le nostre origini… Siete abbastanza d’accordo?

Pino Campo

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