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pino campo scrittorePino Campo, nasce a San Teodoro circa 50 anni fa (da qui la prima spinta a scrivere quello che poi prenderà il titolo definitivo de “Il tribuno pretoriano”) vive a Cesaro’, dove lavora come dipendente del meraviglioso Parco dei Nebrodi, sempre in provincia di Messina.

La sua passione per la scrittura nasce e si sviluppa assai presto, già dalle medie, traendo spunto dall’altra sua più grande passione, la lettura, che gli viene trasmessa dal professore di lettere, di nazionalità greca.

In quel periodo divora quasi tutti i classici per ragazzi, da Verne a Salgari, a Dickens, Scott, Twain, Stevenson, Defoe, Dumas e le avventure di Pierre Radisson.

Da questi apprende e assimila i dettami dello scrivere e gli stili, legati ai diversi modi dell’esprimersi su carta.

Durante gli studi superiori e per qualche tempo dopo, la scrittura viene messa da parte per motivi lavorativi e familiari.

Dopo varie vicissitudini personali ed economiche, che riesce a risolvere grazie a una felice intuizione, la grande passione per la scrittura ritorna prepotentemente a istigare Pino Campo all’età di quarant’anni.

Lo stimolo arriva dalla lettura dei romanzi di Camilleri e Valerio Massimo Manfredi e dal forte desiderio di trasmettere agli altri l’amore per la propria terra e per lo studio di tutto ciò che è relativo a essa.

Il risultato di questo processo è la stesura, in un misto di italiano/dialetto siciliano, del primo romanzo: “Il giardino di casa”, che pubblica nel 2010, nel quale versa alcune avventure giovanili, parecchia tradizione locale e molta autobiografia.

È in procinto di pubblicare il suo terzo romanzo, il seguito de “Il giardino di casa” e, intanto, è impegnato a completare la stesura del quarto, del quale tiene ancora riserbo.

Di una cosa è certo… NON smetterà MAI di scrivere.


Caro Pino, svelaci un po' di più su di te +

...di distinguermi dalla massa e da chiunque mi stava intorno. Non sempre sono riuscito nell’intento, ma ho sempre perseverato su questa via perché sono convinto che un giorno sarà davvero così.

Ho fatto mille mestieri (non sto qui a elencarli tutti) ma la mia storia personale è condensata agli estremi antipodi di ciò che racconto nel mio primo romanzo. Lì c’è la storia di ciò che avrei dovuto fare in una situazione in cui mi sono trovato mio malgrado. Ho dovuto decidere se macchiarmi di un delitto (senza contare quanti ne sarebbero seguiti…) o abbandonare tutto per non scadere a certi barbari livelli.

Ho scelto la seconda…

Ho scelto di abbandonare per non sporcarmi le mani, e sono felice di aver fatto questa scelta, perché sono convinto che quando si comincia non puoi smettere, devi continuare, perché hai fatto quella scelta… irreversibile. Di quelle che indietro non si torna, e nel quale devi perseverare per ottenere il rispetto.

Devi farlo, per farti rispettare.

È la dura legge, non scritta, di secoli di subcultura. Non oso chiamarla con il suo vero nome. Perché questo fenomeno in Sicilia ha un solo nome. E son pochi quelli che possono vantarsi di non essere mai stati posti davanti a questa scelta!

Cosa rappresenta il tuo libro per te? +
Volendo provare… dico che la scrittura in generale e i romanzi che scrivo in particolare, per me rappresentano il sublime.

Scrivo innanzi tutto per me stesso, e cerco di farlo sempre nel modo migliore che mi è possibile… Non saprei dire se è sia la cosa che so fare meglio, ma una cosa è certa, come il sorgere del sole: è ciò che nasce in me senza sforzo alcuno, ciò che mi riesce più facile in assoluto.

Scrivo per tanti motivi, primo fra tutti per la passione che nutro nell’atto in sé dello scrivere, e la soddisfazione immensa che provo nel vedere tradotto in parole ciò che ho nel cuore e nella mente.

Tutto questo mi spinge ad andare sempre avanti, narrando sempre nuove storie.

Il mio libro, ogni mio libro, sta a me come un figlio sta al proprio genitore.

C'è qualcosa che ancora vorresti raccontarci? +
...che non mi ha mai abbandonato è l’amore, profondo, per la terra natia.

Lontano da essa ho trascorso solo i tre anni delle medie e quello del militare, impegnato ad Ascoli, Sabaudia (LT) e Bologna, inframmezzando tale periodo con qualche sortita fuori sede per polveriere e addestramenti campali.

Alla fine rifiutai la possibilità di rimanere in Emilia. Né il lavoro, e nemmeno l’amore di una donna, sono riusciti a trattenermi.

Ogni tanto mi chiedo se la mia vita sarebbe scorsa via meglio che in Sicilia…

Mai ho rimpianto la scelta di esser tornato.

Ho preferito ricominciare dal nulla e sono andato incontro ad alterne fortune finché non sono tornato al nulla iniziale. Da lì la spinta a intraprendere una vita semplice, liberando il mio tempo del dopo lavoro per occuparmi di lettura, scrittura e natura.

Nelle ore libere dei giorni di sole, anche in inverno, riesco a occuparmi del mio orticello.

Sto imparando a fare il contadino.

Posso dire in tutta sincerità che per ognuno, le più grandi soddisfazioni della vita, come la felicità, possono trovarsi nelle piccole e semplici cose di ogni giorno, come dedicarsi e assecondare le proprie passioni. Praticarle pensando solo a ricavarne la propria soddisfazione personale e, per chi apprezza, donandone anche agli altri.

La frase che amo ripetere sempre: “Ognuno scelga ciò che più lo aggrada, che sia il rifugio ideale e lo strumento perfetto con cui un uomo, ogni uomo, potrà ritrovare la propria natura”.

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